Constatazioni e riflessioni sulla libertà

Pubblicato nel sito www.cheliberta.it

Interviste TONIA  MASTROBUONI: Colonia, azione programmata per umiliare le donne

di Simonetta Robiony

Tonia Mastrobuoni

Tonia Mastrobuoni, giornalista (Ph AndreasC, Flickr)

Scritto da Simonetta Robiony 11/01/2016

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Dobbiamo ricordarci tutte che la libertà femminile è una conquista di civiltà per tutti, una tappa da raggiungere con profondi mutamenti culturali non ancora compiuti neanche nel nostro Occidente, dove ancora esiste il femminicidio.

Corrispondente da Berlino del quotidiano La Stampa, quarantenne o poco più, esperta di Germania per averci vissuto alternativamente per anni, Tonia Mastrobuoni sta seguendo con duplice interesse i fatti di Colonia: come cronista e osservatrice della politica di Angela Merkel e come donna che da questi episodi violenti è particolarmente colpita e indignata.

Che idea si è fatta di quanto è avvenuto a Colonia la notte di Capodanno?

Dopo alcuni giorni in cui le cose non erano chiare tanto da far pensare a un gruppetto di teppistelli o a una azione di ladruncoli, piano piano è venuta fuori la verità, anche perché le denunce delle donne molestate sono cresciute di giorno in giorno fino ad essere arrivate a oltre 500. È chiaro ormai, e lo ha ammesso finalmente anche il ministro della Giustizia, Helko Maas, che si è trattato di un’azione programmata, probabilmente grazie ai social network. D’altra parte avrebbe dovuto essere evidente fin dal primo momento. Un migliaio di uomini, per lo più islamici provenienti da Marocco, Algeria, Siria non si radunano in una piazza davanti alla stazione per caso. Soprattutto le azioni con cui aggredivano le donne scese a festeggiare la fine dell’anno erano azioni studiate e preparate: circondarle con centri concentrici sempre più stretti, chiuderle in una sorta di assedio, palpeggiarle, tentare di spogliare, toccarle nelle parti intime, privarle di portafogli e borse sono chiaramente atti studiati e preparati appositamente.

Perché?

Principalmente per umiliarle, farle sentire in balia dei maschi, togliere loro la forza e l’autonomia nelle quale sono cresciute, ridurle ad oggetti di cui ci si può impossessare a piacimento. Non so se dietro ci sia un raffinato elemento culturale, non mi pare si possa parlare di scontro di civiltà, ma certo è un episodio che la stessa cancelliera Merkel ha definito disgustoso. Intanto, con il passare dei giorni non solo crescevano le denunce delle donne di Colonia, ma arrivavano notizie di aggressioni simili anche da Amburgo, Dusseldorf, Francoforte, Stoccarda, Berlino e appena ieri dalla Vestfalia, dove 500 uomini di etnia straniera, quella stessa notte, avevano tentato di entrare in una discoteca al solo scopo di molestare le ragazze che ballavano e solo con la violenza il personale era riuscito a cacciarli via.

Come mai gli episodi più gravi si sono verificati a Colonia?

Forse perché è la città più liberale e straordinaria della Germania. Un miscuglio di culture che convivono in pacifica tolleranza, una città colta e accogliente dove si vive benissimo. Io ho studiato a Colonia e, nonostante fossi allora molto giovane, potevo tornare a casa da sola, a qualunque ora della notte, senza che nessuno mi importunasse. Eppure, come in tutta la Germania, l’emigrazione turca e anche quella siriana era già molto presente. Sono cinquant’anni che i tedeschi convivono con famiglie di fede islamica, ma non è mai successo niente di simile. A Colonia, per il Carnevale, i negozi chiudono per una settimana dal giovedì grasso al mercoledì delle ceneri e tutti, uomini e donne, festeggiano per strada senza correre rischi di alcun genere. Forse hanno voluto colpire questa civilissima convivenza, allegra e vitale.

Pensa che sia una azione politica di alcune frange estremiste islamiche contro la Merkel che ha aperto le frontiere ai rifugiati di ogni paese?

Può darsi, non lo so. La Merkel, comunque, ha fatto ciò che i trattati internazionali prevedono: dare asilo ai rifugiati. Certo, dopo quel che è successo, si faranno più facili i rimpatri per chi commette reati in terra tedesca. E le forze dell’ordine sono state invitate a cambiare atteggiamento: il capo della polizia è stato costretto a dimettersi per non aver saputo impedire quella vergogna e aver minimizzato l’accaduto: nascondere sotto il tappeto ciò che era successo è stato un errore, anche perché si sono trovati nelle tasche di alcuni fermàti bigliettini che traducevano dall’arabo in tedesco frasi come. “Sei bella”, “Mi piaci”. Come si fa a non capire subito che l’attacco era coordinato? 

C’erano già stati segni che questa convivenza tra immigrati e tedeschi si stesse incrinando?

Ci sono i soliti neonazisti che in nome di una Germania solo tedesca scendono per strada e spaccano tutto come abbiamo visto in questi giorni nel corteo disperso a colpi di idranti a Colonia. Ma è storia vecchia. C’è questa idea di lanciare per il terzo anno il Chador day invitando le donne europee a sfilare col capo coperto per fermare l’islamofobia, ma mi pare finisca per far credere che è in atto uno scontro di civiltà. Il femminismo in Germania è un valore assimilato da tempo: nessun uomo ti guarda se vai per strada perché anche guardare con insistenza è considerato scorretto. Questo non succede nei paesi del nord Africa dove ti seguono e cercano di attaccare bottone, ma non succedeva neanche in Italia appena vent’anni fa. Le donne in Germania vanno al bar da sole a bere una birra e nessuno le scambia per puttane. Dobbiamo ricordarci tutte che la libertà femminile è una conquista di civiltà per tutti, una tappa da raggiungere con profondi mutamenti culturali non ancora compiuti neanche nel nostro occidente dove ancora esiste il femminicidio.

Quanto c’entra in questi episodi il dettato del Corano?

Secondo me pochissimo. C’entra di più l’emarginazione, la rozzezza del pensiero, lo spirito di branco, la rivalsa di gruppo. Un anno fa, ho intervistato un ragazzo tedesco della Ruhr, distretto minerario, tornato in patria dopo esser andato a combattere in Siria. Era un ragazzino sbandato, senza lavoro, un po’ di droga, scarse speranze. Si era radicalizzato attraverso l’incontro con alcuni salafiti. Mi ha confessato che il Corano ha cominciato a leggerlo quando è tornato in Germania disgustato da ciò che aveva visto e fatto e nel Corano non aveva trovato niente che inducesse a quei comportamenti. La cultura della morte, mi ha detto, non è nel Corano.

Che succederà adesso?

C’è il rischio per Schengen, per l’unione dell’Europa, per le politiche dei vari paesi che non trovano un accordo sui profughi in arrivo o su quelli già arrivati. Ma c’è il rischio assai più grave che queste violenze ci tolgano la spensieratezza, soprattutto a noi donne. E noi non vogliamo perderla, questa spensieratezza. Piuttosto ne vogliamo di più.

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