Tante danze e tante voci, l’onda si propaga!

One Billion Rising 2016
La campagna mondiale contro l’odio di genere
 

Pubblicato in 27esimaora.corriere.it

Il rock and roll a Las Vegas  e le danze dal Messico alle Filippine. I post di oggi raccontano storie di donne tra violenza e riscatto

di Luisa Pronzato

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C’è chi suona la campanella della ricreazione, chi riempie le piazze di colori e fiori colorati (nelle città grandi e piccole) e i prof e le prof che hanno organizzato lezioni di danza nelle palestre dei paesini di montagna perché ragazze e ragazzi siano i «trascinatori» degli adulti. Ci sono anche le motocicliste di Ginevra, il rock and roll a Las Vegas, i passi tradizionali delle Filippine, del Messico, dell’India mischiati alle coreografie di Debbie Allen al ritmo di Break the Chain («Spezzare la catena), l’inno di One Billion Rising («Un miliardo si alzano»).

Il 14 febbraio è il VDay, (dove V sta per Valentino, ma anche per Vittoria e Vagina), il movimento globale fondato da Eve Ensler, l’autrice dei «Monologhi della vagina», per combattere violenza, maltrattamenti fisici, mutilazioni genitali, incesto e schiavitù sessuale. Una giornata in cui, per il quarto anno, la campagna One Billion Rising coinvolge uomini e donne di tutto il mondo in passi di danza in coro, come le voci.

Cantare e danzare per parlare di violenza può sembrare un paradosso oggi che in Italia, dall’inizio dell’anno, contiamo 12 donne ammazzate. Non sono bastate le leggi, per altro necessarie, a dissuadere gli uomini violenti. Certo, prese di posizione ufficiali e iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica hanno creato un clima sociale di condanna. Negli ultimi cinque anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3 per cento all’11,3 per cento. Un calo particolarmente accentuato tra le studentesse. Lo ha rilevato l’Istat con un imponente lavoro di ricerca da cui, però, emerge anche che solo il 20 per cento delle donne che subiscono pestaggi e maltrattamenti li considerano un reato. Una mancanza di consapevolezza per quell’80 per cento restante che non riconosce come alcuni comportamenti da loro stesse subiti siano un reale rischio. Le minacce e gli omicidi sono solo l’epilogo più drammatico.

I femminicidi (113 nel 2015) e i tentati femminicidi (101 nel 2014) arrivano con frequenza crescente sulle nostre cronache. A differenza che in passato se ne parla e ci si indigna. Un passo avanti rispetto a quando dominava il silenzio «pudico» del salvaguardare le famiglie o l’onore (maschile). La giurisprudenza in questi anni ha rincorso quanto accadeva.

Il 15 febbraio del 1996 entrava in vigore la prima «Norma contro la violenza sessuale», che stabiliva la reclusione da 5 a 10 anni a chiunque «con violenza o minaccia o abuso di autorità costringe a compiere e subire atti sessuali». È stata la prima legge a stabilire di chiamare «violenza» ogni tipo di abuso. In 20 anni ne sono state chieste, e seguite, molte altre che hanno aumentato le pene, definito i reati, stabilito nuove misure di repressione. L’ultima è la legge del 20 gennaio 2016 che, modificando alcune parti del Codice di procedura penale, stabilisce le tutele delle vittime di violenza e dà la definizione giuridica di «soggetto vulnerabile».

Le leggi sono necessarie per rispondere all’emergenza. Per prescrivere, punire, tutelare chi ha subito o sta subendo. Ma i dati sembrerebbero dirci che le leggi non riescano a prevenire. Si fermano alla soglia senza entrare nella questione che è ben più ampia e ha radici profonde. E le radici culturali sono più potenti di sanzioni e codici. La violenza è il risultato della gerarchia dei rapporti tra uomini e donne protetta da un’impalcatura di pensieri e azioni che ognuno di noi, spesso senza esserne consapevole, contribuisce a sostenere e riprodurre con le parole, i comportamenti, i consumi, lo stile di vita. Il punto allora è, ancora, come incidere sulle radici della violenza. «Spezza la catena», dice l’inno del One Billion Rising:

«Danzo perché amo /Danzo perché sogno /Danzo perché non ne posso più /Danzo per arrestare le grida /Danzo per rompere le regole / Danzo per fermare il dolore /Danzo per rovesciare tutto sottosopra …».

Parole che diventano energia contagiosa, che invitano donne e uomini a prendere in carico il proprio destino. Appunto per cambiarlo.

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