Violeta Parra e Mercedes Sosa

La mimosa compie settant’anni

di Nadia Ferrigo – pubblicato in www.lastampa.it

È una tradizione tutta italiana, fu usata come simbolo per la Giornata Internazionale della Donna per la prima volta nel 1946. L’inverno pazzo ha tagliato il 30 per cento del raccolto

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Foto Flickr, PROThomas Leth-Olsen

Perché la Festa della donna cade l’8 marzo?

Non è vero che la Giornata Internazionale della Donna ricorda la morte di centinaia di operaie in una fabbrica di camicie a New York l’8 marzo 1908. La questione è un poco più complicata: la Festa della Donna è diventata un evento promosso dalle Nazioni Unite dal 1977, con l’invito a tutti i paesi membri a celebrare la ricorrenza. Ma perché proprio l’8 marzo? La prima festa della donna fu organizzata dal Partito socialista americano il 28 febbraio del 1909 e fu una manifestazione in favore del diritto di voto femminile.

All’inizio del Novecento i partiti socialisti erano gli unici a battersi per il diritto di voto alle donne: in quegli anni ci furono scioperi e manifestazioni in tutto il mondo, nel 1914 la festa cominciò a essere celebrata l’8 marzo, forse perché cadeva la domenica. Tre anni dopo, l’8 marzo del 1917, un’altra manifestazione di donne a San Pietroburgo diede il via alla rivoluzione di febbraio, che avrebbe portato alla caduta dello zar: nacque così la tradizione di festeggiare le donne in occasione dell’8 marzo.

Perché tra tutti i fiori fu scelta la mimosa?

Anche se in molti paesi nel mondo è tradizione regalare un fiore in occasione della Giornata Internazionale della Donna, la mimosa è un’usanza tutta italiana. L’8 marzo veniva considerata una festa legata al partito socialista, ed è per questo che durante il ventennio fascista non fu mai particolarmente considerata. A guerra finita, le prime elezioni amministrative alle quali le donne furono chiamate a votare si svolsero a partire dal 10 marzo 1946, mentre le prime elezioni politiche si tennero il 2 giugno 1946.

Una grande vittoria per le donne italiane, così la neonata Udi – l’Unione donne italiane nata nel 1944 a Napoli – si mise alla ricerca di un fior adatto. Tra le prime proposte, ci fu la violetta. Bocciata però dal Partito Comunista: troppo difficile da trovare e molto costosa. La spuntò la proposta di Teresa Mattei, morta due anni fa a 92 anni, parlamentare che durante la Seconda guerra mondiale si iscrisse al Pc e contribuì al movimento di liberazione con il nome di battaglia «Chicchi». Alla fine della guerr, si candidò all’Assemblea Costituente, diventando la più giovane tra le elette. Femminista doc, ragazza madre, contribuì prima alla formazione dell’Udi, continuando a impegnarsi per i diritti delle donne. Fu lei a proporre un fiore economico, facile da trovare nei campi e fiorito durante l’inverno. Anni dopo in un’intervista Mattei disse: «La mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne e poteva essere raccolto a mazzi e gratuitamente».

Com’è andato quest’anno il raccolto?

L’inverno pazzo ha tagliato del 30 per cento il raccolto di mimose. «L’omaggio della mimosa ha quindi anche un importante valore ambientale perché – sottolinea la Coldiretti – è realizzata in Italia con tecniche eco-compatibili soprattutto nei tipici terrazzamenti che si affacciano sul mare, altrimenti destinati al degrado e all’abbandono. Quest’anno un inverno particolarmente mite ha fatto fiorire le piante già a partire dal Natale e la produzione disponibile è stata decurtata . Anche le piante coltivate in terreni più elevati hanno completato la fioritura prima del previsto e il prodotto disponibile è stato salvato con la frigo conservazione». Si stima comunque che saranno almeno 10 milioni i ramoscelli di mimosa regalati in occasione della festa della donna, con un prezzo che varia dai 2 ai 15 euro a seconda di qualità,dimensione del mazzo e confezione. «I ramoscelli offerti – sottolinea la Coldiretti – sono tutti di produzione nazionale e soprattutto della provincia di Imperia in Liguria, dove operano circa 1500 produttori e si realizza oltre il 90 per cento della produzione nazionale che per ben il 40 per cento viene destinata all’esportazione sul mercato olandese, ma anche in quello svizzero, francese e del nord Europa».

Un consiglio per lui: mimose si o no?

Resta solo un punto da chiarire: regalare le mimose, si o no? Qualche uomo ancora ne dubita. Per loro, la risposta migliore è ancora quella della Mattei, la mamma della mimosa, che in un’intervista disse: «Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa, penso che tutto il nostro impegno non è stato vano».

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