La Casa delle Streghe

BabaYaga House: la Casa delle Streghe per Invecchiare Insieme

di Valeria Bonora, pubblicato in www.eticamente.net

“Vivere a lungo è una buona cosa, ma invecchiare bene è meglio” ~ Thérèse Clerc

Si chiamano “streghe”, perchè BabaYaga nel folklore slavo significa proprio questo, ma di streghe hanno solo il nome, sono un gruppo di circa 20 anziane ma dinamiche femministe che hanno preso in mano la propria vita e hanno dato il via ad un progetto di housing sociale autogestito.

La BabaYaga House francese è stata fondata da Thérèse Clerc. Lei ha ricevuto da otto diverse fonti pubbliche, tra cui il consiglio comunale di Montreuil, 4milioni di euro, sorta nel sobborgo parigino di Montreuil, proprio a due passi dalla metropolitana, negozi e cinema, permette alle anziane signore di mantenere la loro indipendenza e di sostenersi a vicenda; il governo ha stanziato questi soldi perchè pensa di recuperare l’investimento in una riduzione dei costi relativi alla salute delle donne.Baba-yaga

Baba Yaga fondatore Thérèse Clerc (sinistra, 84 anni) con una nuova recluta Odette Menteau

La Fondatrice Thérèse Clerc durante la realizzazione del progetto spiegava il suo sogno:

“Il sogno ha preso forma, e ogni volta che passo davanti questo cantiere e vedo la mia futura casa, mi viene un brivido. Ho 84 anni, ma il tempo che mi rimane lo trascorrerò felice e soddisfatta. Sono sicura di questo. La vecchiaia non è come essere naufragato. Non è una malattia. Può essere bella, e ho intenzione di viverla in questo modo, con i miei amici e colleghi.”

L’edificio di cinque piani ospita 25 appartamenti di 40 metri quadrati circa. I residenti sono solo donne di età superiore ai sessanta anni e vivono insieme guardandosi l’un l’altra.

C’è anche uno spazio di circa 120 metri quadrati al piano terra per un’università aperta, dove si possono organizzare corsi e gruppi di discussione, scrittura creativa, concerti e qualsiasi altra cosa possa aiutare un invecchiamento sano. C’è anche un appartamento di 20 metri quadrati per i visitatori e nel caso in cui qualcuna abbia bisogno di cure sul posto, in futuro, ci sarà anche uno spazio a disposizione per le visite di medici e infermieri.

Il sogno di Clerc è iniziato nella metà degli anni ’60, le visite a residenze statali degli anziani la convinsero che non poteva sopportare di trascorrere così la sua vecchiaia. Così lei e il suo gruppo di amiche femministe ha iniziato un’attività di lobbying per una alternativa.

Come spiega Thérèse Clerc, l’idea ha avuto origine in ragioni personali:

“Mia madre è stata costretta a letto per 5 anni e io non voglio che i miei figli passino attraverso questo. Considerando i rischi di essere curati a casa o di essere da soli, mi sono detta perché non vivere con gli amici? Dopo tutto, avevo imparato l’autogestione. Lo statuto dell’associazione è stato registrato nel 1999. Le cose stavano andando a rilento poi l’ondata di caldo del 2003 e un articolo su Le Monde hanno attirato l’attenzione al nostro nuovo progetto”.

Il loro scopo è quello di vivere in una situazione dignitosa a prezzi accessibili (pagano circa 420 euro), circondate da persone con le quali si è compatibili e sulle quali sanno di poter contare.

babayagas_2Monique, Thérèse (Babayagas membro fondatore) e Suzanne


I residenti vengono selezionati anche in relazione a quello che potrebbero dare alla “comunità” e la misura in cui condividono la filosofia Babayaga, (qui il pdf in lingua inglese che spiega i principi della babayaga house).

Due progetti analoghi sono in corso in Palaiseau e Bagneux, e altre autorità locali sono interessati a seguire l’esempio di Montreuil, dopo tutto, un quarto della popolazione francese (17 milioni), sono attualmente persone di oltre 60 anni di età, ed entro il 2050 aumenterà ad un terzo.

Esistono altre opzioni, come ad esempio il Abbeyfield Case, che si trova in paesi di tutto il mondo. Alcuni sono ancora in fase di progettazione, come la Casa di Baba Yaga a Toronto e l’idea di Janet Torge di radicali Resthomes.

Questo è un nuovo modo di pensare alla vita degli anziani, dove possono condividere, aiutarsi, sentirsi ancora utili e giovani, dovrebbero nascere più “case delle streghe”, chissà se un progetto simile potrà prendere piede anche in Italia.

(Articolo proposto da Margherita Didonè)

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