Archivio mensile:ottobre 2016

Obiezione di incoscienza

www.lastampa.it22/10/2016

Obiezione di incoscienza

di Massimo Gramellini 

Non sappiamo ancora cosa sia veramente successo nel reparto di ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove una donna incinta di due gemelli è morta dopo l’estrazione dei feti senza vita. I genitori e il marito giurano che il medico di turno, obiettore di coscienza, si sarebbe rifiutato di intervenire, nonostante la paziente si dibattesse tra sofferenze atroci. Avrebbe sostenuto di non potere fare nulla per lei «finché i cuori dei bambini non avessero smesso di battere». Ma ciò che sappiamo per certo è che in quel reparto lavorano dodici medici e tutti e dodici si dichiarano obiettori. Il dato nazionale non è molto inferiore: ottantacinque su cento. Se la società vantasse una simile percentuale di cattolici infervorati, le chiese sarebbero stracolme di fedeli e le messe domenicali si celebrerebbero negli stadi. 

Invece la coscienza di molti di questi obiettori risulta essere ispirata a più prosaiche considerazioni economiche. Prova ne è che una primaria di ginecologia del San Camillo di Roma raccontò che quattro di loro, per prenderne il posto durante una sua malattia, si affrettarono a firmare un foglio in cui rinunciavano all’obiezione. Ma non solo la coscienza è elastica. Anche la memoria. Quando una donna viene ricoverata dopo una violenza si ricordano di sottoporla all’esame per l’Aids, ma si dimenticano quasi sempre di somministrarle la pillola del giorno dopo. Sarebbe piacevole vivere in un Paese dove una donna che entra in un ospedale pubblico non fosse costretta a preoccuparsi della fedina morale del medico che ha di fronte.  

 

Il Centro Donna chiude?

Simonetta Luciani, coordinatrice del comitato Senonoraquando Venezia, ci invia questa comunicazione. 

In Senonoraquandovenezia.blogspot.it, potete trovare tutti i documenti amministrativi. C’è soprattutto il video 

DONNE AL CENTRO

Una storia lunga 30 anni

E’ bellissimo e prezioso per la consultazione storica.

Care donne,

la Giunta Comunale di Venezia con la delibera n. 278 del 27 settembre 2016 ha CANCELLATO il Centro Donna  sotto la voce ” riorganizzazione del Comune di Venezia”!!!!

Vi mando il documento prodotto dall’assemblea di mercoledì scorso che abbiamo inviato al Sindaco, alla Giunta, alle consigliere e consiglieri, alle Municipalità. Lo invieremo alla stampa .

Noi ci ritroveremo in assemblea per definire la nostra strategia di intervento.

Saluti, 

Simonetta Luciani 

DOCUMENTO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI GRUPPI DEL CENTRO DONNA DI VENEZIA

centro_donnaL’assemblea dei gruppi e delle associazioni delle donne della città che fanno parte del Centro Donna, riunitasi il 5 ottobre per discutere della delibera di Giunta n° 278 del 27 settembre 2016 “Riorganizzazione del Comune di Venezia – Attuazione seconda fase”, intende precisare quanto segue in merito a ciò che è previsto per il Centro Donna, cioè il suo ” spacchettamento”. Continua la lettura di Il Centro Donna chiude?

” Il sessismo nella lingua italiana” di Alma Sabatini – 30 anni dopo

Pubblicato in www.lastampa.it  12/10/2016

Foto Ansa

Le donne sindaco in Sardegna devono essere chiamate “sindaca”37980344e0d5afa882fe1f056ec5b144-kfmf-u10901126951461kwf-1024x576lastampa-it

«Sindaca», «consigliera», «prefetta», «assessora», «commissaria»: da oggi la comunicazione istituzionale della Regione Sardegna dovrà declinare ruoli e professioni al femminile. Lo prevede, in un articolo dedicato allo sviluppo delle politiche di genere e alla revisione del linguaggio amministrativo, la legge sulla semplificazione appena approvata.  Continua la lettura di ” Il sessismo nella lingua italiana” di Alma Sabatini – 30 anni dopo

#OrangeRevolution #indifesa.

www.ansa.it

12 ottobre 2016

Giornata internazionale dell’Onu delle bambine e delle ragazze

Il Niger è il posto peggiore al mondo dove essere una bambina o una ragazza, la Svezia il migliore. Italia al decimo posto. Sul web è #OrangeRevolution

2.Una bambina della scuola primaria in Kenya - Credits: Allan Gichigi per Save the Children

Una bambina della scuola primaria in Kenya – Credits: Allan Gichigi per Save the Children © ANS

E’ la Giornata internazionale dell’Onu delle bambine e delle ragazze, e Terre des Hommes – che ha presentato il quinto dossier sulle condizione della violenza dei minori in Italia – invita a postare su Facebook o su Twitter o su Instagram qualcosa col colore arancione: che sia un oggetto, uno slogan o un selfie e accompagnarlo con gli hashtag #OrangeRevolution #indifesa.  Perché il colore arancione? Oltre ad essere stato il colore che ha caratterizzato vari rivoluzioni – spiega Tdh – vuole essere un segnale di rottura degli stereotipi di genere, che impongono il rosa come colore delle bambine. E di arancione si colorerà oggi Palazzo Marino a Milano in occasione di un evento che coinvolgerà il sindaco Beppe Sala oltre che ospiti istituzionali ed internazionali. La Campagna Indifesa ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica. Continua la lettura di #OrangeRevolution #indifesa.

#NonUnadiMeno

www.noidonne.org

#NonUnadiMeno

L’8 ottobre a Roma la prima assemblea dell’iniziativa politica in vista della manifestazione del 26 novembre

 TUTTE INSIEME CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE !

Verso l’assemblea nazionale dell’8 ottobre a Roma – ore 10.30-17.00 Università La Sapienza – e la manifestazione nazionale del 26 novembre!

La violenza maschile sulle donne, formalmente condannata, è continuamente perpetuata. La cultura patriarcale continua ad affermarsi con forza, ribadendo un livello di disparità fra donne e uomini che è la radice profonda del femminicidio.

È il momento di essere unite e ambiziose, di mettere insieme le nostre intelligenze e competenze. Ogni giorno facciamo i conti con violenze e abusi in casa, in strada, nei posti di lavoro. La violenza è sempre una questione di rapporti di forza, sta a noi ribaltarli a partire dalla nostra unione e condivisione. Continua la lettura di #NonUnadiMeno

Femminicidio

Michela Murgia

www.facebook.com/kelleddamurgia/posts/10208252035912928

“A cosa serve chiamarlo femminicidio? La parola omicidio comprende già i morti di tutti i sessi!”

No.

La parola “femminicidio” non indica il sesso della morta.

Indica il motivo per cui è stata uccisa.

Una donna uccisa durante una rapina non è un femminicidio.

Sono femminicidi le donne uccise perché si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli uomini hanno delle donne.

Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto.

Dire femminicidio ci dice anche il perché.

Femminicidio

di Lidia Menapace

lidia_menapace2-14990_210x210Pubblicato il 9 giu 2016,  in www.rifondazione.it 

E’ lecito chiedersi se chi parla di femminicidio sappia di che “sparla”. A seguire mail e talkshow si potrebbe dubitarne, senza essere incolpati/e di giudizi temerari.

  Ordunque: alcuni anni addietro (non sto davvero facendo uno scoop) da Ciudad Juarez(Messico) venne lanciato un allarme per il fatto che lì si erano verificate alcune uccisioni di donne innocenti del tutto, tranne che di essere donne, come se ciò fosse una così grave colpa da  “scusare” l’uccisione. E proposero di introdurre una nuova figura di reato, tra le già esistenti,  per questa particolare assai diffusa forma di uccisione di persona umana, senza altra colpa che di essere se stessa. Chiesero che ci si esprimesse sulla proposta di introdurre nel diritto internazionale un reato nominato “femminicidio”, cioè uccisione di una donna perchè  è una donna. Continua la lettura di Femminicidio