Tutti gli articoli di Maddalena Casarotto

Linda Laura Sabbadini Giornata Internazionale della donna

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Linda Laura Sabbadini  – Prolusione al Quirinale  per la Giornata Internazionale della Donna

Sono molto onorata di essere qui, ringrazio il Presidente della Repubblica per l’invito. Hanno una grande forza le parole della Costituzione, quelle dell’art.3, nella loro chiarezza splendente, che centra il problema dell’uguaglianza tra uomini e donne, della pari dignità sociale e chiama la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza. Alla forza delle parole dobbiamo affiancare la forza dei numeri, di quelli veri, rigorosi, ufficiali, che ci permettono di capire quanta strada abbiamo fatto nel perseguimento del sogno dell’uguaglianza di genere da quel lontano 1948.  

 Una grande rivoluzione femminile si è compiuta nell’istruzione. Una lunga marcia che ha visto le donne recuperare lo svantaggio rispetto agli uomini, fino a superarli. L’onda rosa è arrivata nel mondo del lavoro. Dagli anni ’90 le donne hanno cominciato a svolgere ogni tipo di lavoro, anche tradizionalmente maschile, è cresciuta la loro presenza nei luoghi decisionali. La differenza tra tassi di occupazione maschili e femminili è diminuita di 10 punti percentuali. Nonostante la crescita solo il 49% delle donne lavora, ben lontano dai livelli europei , e negli ultimi dieci anni la qualità del lavoro è peggiorata, cosa che accomuna uomini e donne. Crescono le professioni non qualificate e spesso le competenze non sono valorizzate. Si diffonde la precarietà del lavoro e il part time da strumento di conciliazione dei tempi di vita è diventato sempre più spesso involontario.

Permane una significativa differenza nelle retribuzioni di uomini e donne che cresce con l’età, conseguenza dell’ accumularsi di ostacoli e svantaggi nel corso della vita lavorativa. Siamo al 12,2% per le retribuzioni orarie nel privato, ma cresce nei settori dove gli uomini hanno retribuzioni più alte. Nel settore delle attività finanziarie arriva al 28%. Il divario si accresce ulteriormente considerando i redditi annuali.

Per la difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro e la precarietà dell’occupazione, le giovani, e buona parte dei loro coetanei, rinviano il momento della costruzione di una propria vita indipendente. Un quarto delle madri lascia il lavoro alla nascita dei figli, ed è elevato lo scarto tra il numero di figli desiderato (2)e quello che le donne riescono effettivamente ad avere(1,3). Non essere discriminate non è solo un sacrosanto diritto, presuppone l’agire del criterio del merito, basato su reali pari opportunità di accesso, senza incrostazioni e privilegi, l’ unico che può garantire il progresso sociale ed economico dell’intero Paese.

Il sovraccarico di lavoro di cura sulle spalle delle lavoratrici è elevato. Il 67% del lavoro familiare della coppia in cui la donna lavora è opera delle donne. Le donne dedicano 306 minuti al giorno al lavoro familiare contro i 131degli uomini. Le nonne da sempre pilastro del welfare hanno sempre più difficoltà a svolgere un ruolo di supplenza perché non hanno lo stesso tempo di prima; tante lavorano fino a 67 anni, hanno genitori anziani non autosufficienti di cui farsi carico, oltre ai nipoti da accudire. E non bastano le cure così importanti delle donne migranti a risolvere il problema. Non bastano i servizi ancora troppo scarsi e costosi, specie al Sud. Occorre agire perché coloro che hanno bisogno di aiuti rischiano di riceverne sempre meno da donne troppo sovraccariche. La Francia, i Paesi nordici e altri hanno affrontato questo nodo da vari anni. Bisogna ridare centralità alla cura nelle politiche.

La strada per le donne è stata lunga e faticosa dal 1948, abbiamo dovuto aspettare il 1976 per avere finalmente una grande donna come Tina Anselmi nel ruolo di Ministra della Repubblica, il 1979 per la prima donna Presidente della Camera Nilde Iotti e altri 20 anni per avere la prima donna giudice della Corte Costituzionale Fernanda Contri e il 2000 per un pieno ingresso delle donne nelle Forze Armate. Le donne sono cresciute nei Cda delle società quotate in borsa dal 7,4% prima della approvazione della Legge Golfo Mosca al 33%, segno che questo tipo di norme sono fondamentali. La presenza delle donne in Parlamento è arrivata al 30%, abbiamo raggiunto anche il 50% tra i ministri, ma sono ancora molto poche le sindache e le Presidenti di Regione, meno di un quarto le donne tra i professori ordinari, e solo il 15% le donne nei Cda delle banche che ne avrebbero molto bisogno.

Segnali positivi emergono nella battaglia contro la violenza sulle donne, grazie a una maggiore coscienza femminile e alla capacità, soprattutto delle donne più giovani, di interrompere una relazione prima che si inneschi l’escalation della violenza. Ciò nonostante la violenza contro le donne continua ad essere molto diffusa, circa 9 milioni di donne l’hanno subita e quando esplode è più grave che in passato. Le donne che hanno subito la violenza dal partner e hanno avuto paura per la loro vita raddoppiano dal 18,8% al 34,5% in 8 anni. Molti uomini tra quelli che adottano un approccio di dominio e di possesso della donna reagiscono con sempre maggior violenza all’aumento di coscienza e libertà femminile.

I ricatti sessuali sul lavoro rappresentano un grave ostacolo da rimuovere, 1 milione e 170 mila donne sono state costrette a subirli, solo lo 0,7% ha avuto la forza di denunciarli e appena il 20% ne ha parlato con qualcuno. La stragrande maggioranza dei ricatti sessuali sul lavoro rimangono impuniti. Il movimento me too negli USA sta avendo un’ampia risonanza nell’opinione pubblica e una serie di conseguenze rilevanti in diversi ambiti professionali. Ophrah Winfrey nel suo commovente discorso ai Golden Globe, interpretando sentimenti ampiamente diffusi nella società americana, ha affermato il tempo è scaduto. Non si può più aspettare. Le donne devono essere credute. L’incattivimento dei fatti di violenza anche nel nostro Paese esige che sia sviluppata una nuova cultura del rispetto nelle relazioni personali, lavorative, sociali e di un impegno concreto e fattivo delle istituzioni. L’assumere i diritti, la libertà e la dignità delle donne come una priorità di tutti ha già permesso di arrivare al diritto di famiglia, alla legge sulla parità salariale, a quella contro la violenza sulle donne. Un ruolo importante è stato svolto dalle Ministre delle Pari opportunità che, pur nelle differenze di provenienza politica, hanno mostrato l’importanza di quel presidio nel governo, sarebbe bene valutare di ripristinarlo in futuro. Molti degli ostacoli che dovremo rimuovere sono di natura culturale, come si evince dalle ricerche anche dell’Istat.

Gli stereotipi che ostacolano le donne sono ancora duri a morire. Gli uomini sono chiamati a fare la loro parte e alcuni già lo stanno facendo. Il nostro Presidente della Repubblica esattamente due anni fa aveva fatto un monito ‘non è vera libertà piena quando una conquista è pagata con l’esclusione di altri.’ Dobbiamo farne tesoro. Il desiderio delle donne di realizzarsi nelle diverse dimensioni della vita potrà tradursi in realtà solamente in un’ Italia più equa, dove la libertà femminile non incontri ostacoli, dove le donne possano realmente affermare i loro diritti. Di strada ne abbiamo fatta tanta. Ora ci sono le condizioni per fare un balzo. Non c’è progresso del Paese senza un reale progresso delle donne.

9 marzo 2018 | 

 

Liliana Segre, Senatrice a vita

www.huffingtonpost.it

Liliana Segre: “Noi testimoni della Shoah saremo dimenticati come i migranti annegati”

La denuncia della neo senatrice a vita Segre a 80 anni dalle leggi razziali

Noi testimoni della Shoah stiamo morendo tutti, ormai siamo rimasti pochissimi, le dita di una mano, e quando saremo morti proprio tutti, il mare si chiuderà completamente sopra di noi nell’indifferenza e nella dimenticanza. Come si sta adesso facendo con quei corpi che annegano per cercare la libertà e nessuno più di tanto se ne occupa”. Lo ha detto la neo senatrice a vita e sopravvissuta ad Auschwitz, Liliana Segre, in un’intervista a ‘Bel tempo si spera’ su Tv2000, in onda domani, 24 gennaio alle ore 8. La Segre, una delle ultime sopravvissute italiane al campo di concentramento di Auschwitz è stata nominata, nei giorni scorsi, senatrice a vita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Intervistata da Lucia Ascione nella sua abitazione milanese, riporta alla luce i momenti drammatici dell’Olocausto, dalle leggi razziali del ’38, la deportazione ad Auschwitz, la sopravvivenza nella sezione femminile del campo, la liberazione, gli anni del silenzio e quelli, invece, della testimonianza. Giovedì 25 gennaio Liliana Segre sarà presente al Quirinale alla celebrazione del ‘Giorno della Memoria’.“Il mio silenzio – ha detto la Segre – è durato 45 anni. Sono dovuta diventare nonna. È stata una completezza, una grande esperienza di vita e mi ha dato la forza di aprirmi dopo questo silenzio pesantissimo. Ma finalmente, e devo dire è stata una grande liberazione, ci sono stati dei fatti che piano piano mi hanno portato a diventare una testimone della Shoah”. Continua la lettura di Liliana Segre, Senatrice a vita

Franco Lorenzoni La scuola è più sola…


www.internazionale.it

La scuola è più sola senza la legge sullo ius soli

Franco Lorenzoni, insegnante

24 dicembre 2017

I senatori e i partiti che non hanno voluto trovare il tempo per discutere la moderata e assai temperata legge su ius soli e ius culturae, approvata dalla camera dei deputati il 13 ottobre 2015, hanno confermato la grave discriminazione che colpisce più di 800mila bambini e ragazzi ­­– figli di immigrati con permesso di soggiorno permanente o permesso di soggiorno europeo di lungo periodo – che si sentono italiani ma a cui è negata la cittadinanza. Continua la lettura di Franco Lorenzoni La scuola è più sola…

G. Marcolungo e G. Serughetti Uscire dalla violenza con il mutuo aiuto

www.ingenere.it

Uscire dalla violenza con il mutuo aiuto

Giada Marcolungo Giorgia Serughetti 23/11/2017

In attesa di un adeguamento che renda le istituzioni davvero capaci di fornire una via di uscita dalla violenza domestica, alcune donne si stanno autorganizzando. Vediamo come

Silenzio e invisibilità sono le parole con cui è più spesso rappresentato il fenomeno della violenza contro le donne, in particolare della violenza domestica: il silenzio delle vittime, l’invisibilità degli abusi perpetrati tra le pareti delle case. Eppure le donne che l’hanno subita e hanno trovato la forza per uscirne hanno un volto e una voce, e apprendere dalla loro esperienza può essere indispensabile non solo ad altre che hanno vissuto situazioni simili, ma anche ai servizi per il contrasto alla violenza di genere. In quest’ottica è interessante esplorare l’universo dei gruppi di mutuo aiuto per donne vittime di violenza, e il ruolo che svolgono nell’attivare risorse e processi di empowerment individuale e collettivo. Continua la lettura di G. Marcolungo e G. Serughetti Uscire dalla violenza con il mutuo aiuto

Annalisa Camilli Le femministe italiane hanno un piano contro la violenza

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Le femministe italiane hanno un piano contro la violenza

Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale 

22 novembre 2017 

“Oggi mi si apre il cuore perché il testimone del femminismo italiano è passato a donne giovani e preparatissime: è uno di quei casi in cui le figlie non hanno avuto bisogno di distruggere le madri”. Paola Mastrangeli, del Centro Alma Sabatini per l’uso non sessista della lingua, con il suo intervento ha chiuso la presentazione del primo Piano contro la violenza maschile e la violenza di genere presentato dal movimento Non una di meno alla Casa internazionale delle donne di Roma il 21 novembre, ed elogia la capacità di dialogo e di coesione che hanno saputo esprimere le diverse generazioni di femministe italiane. Continua la lettura di Annalisa Camilli Le femministe italiane hanno un piano contro la violenza

Giorgia Serughetti Non è il sesso, è il potere (anche se spesso è la stessa cosa)

femministerie.wordpress.com

Non è il sesso, è il potere (anche se spesso è la stessa cosa)

 di Giorgia Serughetti 

4 novembre 2017 

“A great man once said, everything is about sex. Except sex. Sex is about power”. È Frank Underwood, il celebre personaggio di House of Cards interpretato da Kevin Spacey, attore premio Oscar che proprio in questi giorni è al centro di uno scandalo per molestie sessuali, a indicarci – ironia della sorte – la via d’uscita dal groviglio di errori e banalità che sta segnando la fase due del caso Weinstein e dintorni.

Nella fase due, dopo lo scatenarsi di un acceso scontro di opinioni pro e contro le vittime del produttore hollywoodiano, dopo l’esplosione di denunce virtuali accompagnate dagli hashtag #meetoo e #quellavoltache, dopo timidi tentativi maschili di fare i conti con l’inveterata abitudine a prendere senza chiedere il permesso (hashtag #Ihave), dopo che l’onda partita dal mondo dello spettacolo è andata a lambire la politica dell’Unione Europea (le denunce delle eurodeputate) e di alcuni paesi (si vedano le molestie a Westminster), dopo tutto questo è cominciata la controffensiva. Continua la lettura di Giorgia Serughetti Non è il sesso, è il potere (anche se spesso è la stessa cosa)

Emma Bonino E’ ora del tagliando alla 194

m.espresso.repubblica.it

Emma Bonino: «Partorirai con dolore, abortirai con tortura? E’ ora del tagliando alla 194»

Ancora, nel nostro paese, prevale una idea punitiva. E dopo quarant’anni la legge 194 va rivista. Parla la leader storica della battaglia per la autodeterminazione

DI SUSANNA TURCO   

23 ottobre 2017

La 194 da una parte «viene boicottata dall’obiezione di coscienza, dall’altra è bloccata sul fronte Ru486 da una procedura complicata. È bene rivederla, perché funzioni meglio. Ma prima vorrei fare una precisazione: al centro c’è la scelta, non l’aborto». Emma Bonino, nume tutelare e sacerdotessa della legge che regola il diritto all’interruzione di gravidanza, tiene a raddrizzare il concetto, da radicale qual è, per mettere la libertà al centro della questione: «Ho sempre pensato che ciò che andava e va difeso è il diritto alla libera scelta della maternità. Che non è, automaticamente, il diritto ad abortire: quello è semmai uno strumento – emotivamente molto pesante – attraverso cui si esercita, più o meno invasivo a seconda delle metodologie. Ma al centro deve restare, per come la vedo io, la libera scelta della maternità e il diritto ad esercitarla». Continua la lettura di Emma Bonino E’ ora del tagliando alla 194

Francesca Caferri L’ALTRA FACCIA DI RIAD

L’altra faccia di Riad

Pubblicato su 2 giugno 2017 da femministerie.wordpress.com

di Francesca Caferri

“C’è un Paese dove Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood è realtà: e quel Paese è l’Arabia Saudita”. Scriveva così pochi giorni fa sul New York Times una delle voci più seguite del nuovo femminismo arabo, l’egiziana-americana Mona Eltahawi. Il suo articolo usciva a pochi giorni di distanza dalla conclusione del trionfale viaggio di Donald Trump in Arabia Saudita: accolto da un mare di petroldollari e da luci sfavillanti per le vie di Riad, il presidente americano ha conquistato il cuore dei sauditi, puntando il dito contro il nemico storico di Riad, l’Iran. Le donne che l’hanno accompagnato, la moglie Melania e la figlia Ivanka, se possibile hanno raccolto più successo di lui grazie a scelte di guardaroba raramente più indovinate e a gesti che potevano apparire di apertura, come l’incontro della First Daughter (e auto-proclamata paladina del femminismo alla Casa Bianca) con un gruppo di donne saudite. Continua la lettura di Francesca Caferri L’ALTRA FACCIA DI RIAD

Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo

Da www.ingenere.it

Un giorno senza le donne

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Se è vero, come confermano gli ultimi dati pubblicati dal centro ricerche del parlamento europeo, che la strada della parità è ancora lunga, è il momento di chiedersi come sarebbe il mondo senza il lavoro delle donne. Questo 8 marzo sono più di 40 i paesi del mondo in cui le donne faranno sciopero. Ventiquattro ore fuori dal lavoro produttivo e riproduttivo, retribuito e non retribuito. A day without a woman, lo hanno definito le americane, “se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo” è lo slogan con cui ha risposto Non una di meno, la rete che coordina le iniziative in Italia e che per la giornata ha predisposto un vademecum su come aderire allo sciopero e una mappa con tutti gli appuntamenti geolocalizzati su Google. Continua la lettura di Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo

Legge 194: c’è una gerarchia di diritti, rispettiamola

In femministerie.wordpress.com

Legge 194: c’è una gerarchia di diritti, rispettiamola

di Michela Murgia

La decisione della Regione Lazio di indire un bando di concorso apposito per reclutare medici non obiettori al San Camillo è un atto politico di grande portata, benché di nessuna efficacia. Il risultato pratico non può che essere nullo perché nessuna regione ha il potere di revocare in forma permanente il diritto di obiezione dei medici: con la legge attuale infatti niente impedirebbe loro di dichiararsi obiettori dopo l’assunzione e questo alla Regione Lazio lo sanno benissimo. Continua la lettura di Legge 194: c’è una gerarchia di diritti, rispettiamola